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lunedì 9 luglio 2018

Thørn - S/t

#PER CHI AMA: Crust Black, The Secret
If I Die Today, Calvario, La Fin e Lamantide hanno pensato bene di unire le proprie forze in un nuovo progetto black crust, i Thørn, da non confondere con gli omonimi colleghi norvegesi che peraltro avevano anche una "s" come ultima lettera del loro moniker. Fatta questa dovuta precisazione, lanciamoci all'ascolto dell'EP omonimo della band milanese, che consta di cinque brevi tracce per un'apnea sonora che dura circa 13 minuti. Un'intro rumoristica/parlata apre la tape che esploderà da li a poco nella morsa black punk hardcore di "Your God is Dead": poco più di tre minuti di sonorità nere come la pece, in cui la forte vena punk emerge grossomodo a metà brano con una ritmica cadenzata che si miscela con le acide vocals di A. Mossudu. "Nahua" parte più lentamente, quasi immobilizzata da delle sabbie mobili invisibili che, dopo 50 secondi, trovano modo di scrollarsi di dosso quel mood sludge e lanciarsi verso una nuova cavalcata punk che non disdegna vaghe reminiscenze grind, le stesse che riassaporeremo nei 40 secondi della tempesta sonica di "Sun Will Never Rise". Un bel thrashcore com'era tempo che non ne sentivo, s'impossessa della scena nel pezzo più lungo del lavoro, i quasi quattro minuti di "Burn the Throne", l'ultima annichilente tappa di questo EP di debutto a firma Thørn, mi raccomando, non quelli norvegesi, ma l'ennesima ottima band proveniente dal nostro tanto bistrattato paese. (Francesco Scarci)

(Indelirium Records - 2018)
Voto: 70

https://thorncrust.bandcamp.com/releases

giovedì 3 settembre 2015

Round 7 - No Excuse

#PER CHI AMA: Hardcore Old School
I vicentini dell'East coast sono tornati con un nuovo album e questa volta prodotto dall'Indelirium Records, label italiana che da più di dieci anni si occupa di rock, punk e affini. Avevamo lasciato il quartetto con il loro EP e il precedente album, aspettando di vedere cosa mai potesse accadere e tra i vari live effettuati in giro per l'Italia, i ragazzotti hanno trovato il tempo per scrivere nuovi pezzi. 'No Excuse' riprende il buon vecchio hardcore in stile NY, con dodici tracce brevi e cariche come la tradizione vuole. Quindi nessuna evoluzione o voli pindarici verso suoni di più recente fattura (leggasi post-harcore, metalcore e quant'altro), ma tanta tradizione suonata con perizia e cognizione di causa. Adrenalina a fiumi quindi, che esplode in brevissimo tempo e vi farà riprendere in mano il jewel case (ottima la grafica) per controllare che si tratti veramente di un album italiano. Il cd apre con l'omonima traccia e subito i riff di chitarra vi investiranno come un treno in procinto di deragliare. La batteria e il basso creano un tappeto ritmico che in due minuti e mezzo circa annienteranno il vostra aplomb da brava persona e vi trascineranno in un headbanging liberatorio. Arrangiamenti ben fatti, nulla è lasciato al caso e nonostante la breve durata del brano, la band non si limita a usare un unico riff e togliersi il pensiero. I cori sono una perla perché rimarcano i cambi e aggiungono maggiore potenza al brano, come ce ne fosse bisogno. Bel brano che punta sull'impatto sonoro e meno sulla velocità d'esecuzione. I Round 7 vogliono mostrarci che ci sanno fare anche quando i bpm aumentano e allora passiamo a "Built on Lies", una sorta di lama impazzita che fa giustizia e ci libera dagli individui falsi che popolano il mondo. La batteria galoppa velocissima e il tocco sulle pelli e sui piatti è sempre preciso come un bisturi mentre il basso tesse le sue linee e fa capolino nell'epico break a metà brano. Le sei corde sono lodevoli, con i riff e gli arrangiamenti annessi a suonare una goduria per le orecchie, senza mai scadere nel banale e mantenendo sempre alto il livello di adrenalina. Grazie ai cori, il brano si arricchisce e guadagna in compattezza, ben fatto. "We Are" è inizialmente il brano meno hardcore del cd: ritmica e fraseggio distesi e duri, quasi ossessivi e ipnotici, ma al segnale concordato, si scateni l'inferno. La velocità raddoppia, gli strumenti s'infiammano e via come non ci fosse un domani. La voce porta con sé tutta la rabbia e la potenza dell'hardcore old school, grazie al timbro maturo; inoltre sa quando e come intervenire nel brano. Il pezzo migliore a mio avviso, meglio strutturato e dove la band è riuscita a concentrare tutto il proprio repertorio tecnico e artistico in poco più di tre minuti. I Round 7 confermano di essere un gruppo con le idee chiare, con il giusto bagaglio tecnico e pronti a far parlare di sé, soprattutto ora che sono sostenuti da un'etichetta solida e produttiva come la Indelirium Records. Aspettiamo con ansia i prossimi lavori, nel frattempo vi consiglio caldamente di andare a sentirli dal vivo, non ve ne pentirete. Dimenticavo: l' ultima traccia "Friends" è un omaggio a tutti gli amici che supportano la band e condividono il loro stile di vita basato sulla musica. Settantotto secondi dove ogni verso è cantato da persone diverse, elementi della band e non, compreso qualcuno che si è trovato casualmente in studio quel giorno! (Michele Montanari)

(Indelirium Records - 2015)
Voto: 80