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lunedì 22 aprile 2024

Corpus Diavolis - Elixiria Ekstasis

#PER CHI AMA: Esoteric Black
Rieccoci alle prese con i blacksters francesi Corpus Diavolis. Dopo aver recensito le ultime loro tre fatiche (abbiamo fondamentalmente saltato solo l'esordio del 2010), ci ritroviamo per le mani il nuovo 'Elixiria Ekstasis', che ci riporta nei meandri torbidi e oscuri di questo misterioso ensemble marsigliese. Nove pezzi per quasi un'ora di musica senza ombra di dubbio malvagia (e come potrebbe essere altrimenti con tale moniker e una copertina del genere?), diabolica, ma al contempo evocativa e, a mio avviso, molto più matura che in passato. Forti del costante supporto della Les Acteurs de l'Ombre Productions e di una carriera che inizia ad assumere una certa rilevanza, negli oltre quindici anni di militanza nell'underground, fanno di questa release una grande release. E lo si evince immediatamente, ascoltando le imperiose melodie dell'opener "His Wine Be Death", che può vantare una solenne intensità, ritmiche oblique, ottime vocals demoniache, ma anche quei cori salmodianti che avevamo già incontrato in 'Apocatastase' e che donano una certa eleganza a un lavoro di questo tipo. Certo, la proposta dei transalpini rimane comunque lacerante, se pensate a quanto sia corrosiva la porzione iniziale di "Key to Luciferian Joy", ma il brano da quello che sembra essere un anonimo black di stampo norvegese, va progredendo in tutta velocità, offrendo sperimentazioni davvero ragguardevoli in un incantesimo (o meglio maleficio) sonoro che non avevo percepito in precedenza nelle corde dell'act francese. Avvincenti, non c'è che dire. Possono prenderci a frustate sulla schiena, come accade in "Carnal Hymnody", ma è una fustigazione alla fine piacevole, cosi avvolti da quell'aura mistico incandescente prodotta dalle chitarre e soprattutto da quei vocalizzi devoti all'occultismo, che si palesano in tutto il disco e alla fine, si rivelano addirittura il punto vincente di questo 'Elixiria Ekstasis'. Un disco comunque importante che segna un bel salto in avanti nel songwriting della band transalpina, che vanta comunque altri pezzi di una certa rilevanza: da sottolineare infatti la claustrofobica irruenza sonora di "Cyclopean Adoration", un pezzo sghembo e glaciale nei suoi dieci minuti di durata, ma anche caratterizzato da sinistre partiture atmosferiche che dal quinto minuto solleticheranno non poco i miei sensi. "Vessel of Abysmal Luxury" riprende invece con oscure ritmiche al fulmicotone, mefitiche chitarre in tremolo picking, vocals animalesche e un senso di angoscia che al termine pervaderà tutto il mio corpo. Dopo questo brano mi verrebbe da etichettarli come annichilenti, in realtà non ho ancora ascoltato "The Golden Chamber", song che mette sul piatto un'altra bella dose di violenza, la medesima che avevamo già avuto modo di assaggiare nelle vecchie release, e che forse toglie quel pizzico di originalità che ritengo sia contenuta in grandi quantità in questo lavoro. Fortunatamente, nella stessa song si palesa infatti quella componente ritualistica che esalta l'operato dei Corpus Diavolis, e che saprà ancora impressionarci nella liturgica veemenza di "Menstruum Congressus" o nella conclusiva "Chalice of Fornication", gli ultimi dieci esoterico-orientaleggianti minuti all'insegna di un black mid-tempo, di un disco deflagrante, disturbante, epico, eretico, semplicemente maestoso che vede, a questo punto solo nella copertina da teenager satanici, l'unico peccato veniale. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2024)
Voto: 80

https://ladlo.bandcamp.com/album/elixiria-ekstasis

mercoledì 27 settembre 2023

Aset - Astral Rape

#PER CHI AMA: Esoteric Black
Quanta curiosità avevo nell'ascoltare il debutto degli Aset, nuovo progetto che racchiude membri dei francesi Seth, dei finlandesi Oranssi Pazuzu e di un'altra indefinita band tenuta al momento misteriosa. Dietro ad un progetto cosi ambizioso, anche una etichetta ambiziosa, l'onnipresente Les Acteur de l'Ombre Productions. La domanda cardine è ora "gli Aset incarnano le due band madri o propongono tutt'altro in questo 'Astral Rape'"? Beh, non facile rispondere a questo quesito, visto che ascoltando l'opener "A Light in Disguise", finisco per cogliere più la maestosità dei blacksters francesi piuttosto che la psichedelia dei gods finnici, che comunque si muove nel sottofondo di una proposta che vede come influsso principale i Deathspell Omega (che siano loro la terza band che vuole rimanere nell'anonimato? Banale speculazione la mia, attenzione). Suoni obliqui, completamente sbalestrati, dotati di una certa animosità che si traduce in chitarre sparate a tutta velocità e smorzate da un cantato tra il litanico e l'harsh black. Ecco come si presentano gli Aset. Che il disco graviti nei pressi di un'intelaiatura metallica sghemba è dimostrato anche dalla seconda iconoclasta "Abusive Metempsychosis" che, a fronte di ritmi forsennati, trova in alcuni rallentamenti atmosferici di scuola mesopotamica (penso ai Melechesh), pochi secondi in cui ritemprarsi lo spirito. La discesa negli abissi prosegue con la deviata ma più compassata "A New Man for a New Age", in cui il cantante sperimenta vocalizzi simili a quelli del buon Attila Csihar, e che vede ad un terzo del brano, una super frenata a livello ritmico da cui ripartire più infervorati che mai, grazie ad una rutilante enfasi ritmica. Fin qui tutto bene, ma in tutta franchezza, mi sarei aspettato qualcosa di ben più originale dai nostri, considerata soprattutto la presenza di musicisti schizzato come quelli degli Oranssi Pazuzu e invece, 'Astral Rape', anche nello svolgersi delle successive "Lord of Illusions" (violentissima peraltro nel suo morboso incedere), "Astral Dominancy" e la più sludgy "Serpent Concordat", si conferma un lavoro ordinario, in cui l'unica eccezione sembra essere rappresentata dalla più ritualistica "Force Majeur" che appare più ricercata a tutti i livelli, musicale, atmosferico, e vocale, senza dover per forza puntare sulla furia bieca delle sue chitarre (seppur comunque presente). In soldoni, 'Astral Rape' è un disco interessante ma non troppo, forse penalizzato dall'eccessivo carico di aspettative che ci avevo messo sopra. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2023)
Voto: 70

https://ladlo.bandcamp.com/album/astral-rape

venerdì 21 aprile 2023

At the Altar of the Horned God - Heart of Silence

#FOR FANS OF: Experimental Ritualistic Black
Founded only three years ago, the Spanish solo project At the Altar of the Horned God, whose leader Heolstor is a quite active musician in the Spanish underground scene, has managed to release two rather interesting efforts. Heolstor has been involved in excellent projects like Nazgul or Cyhriaeth, whose only full lengths are strongly recommendable. I guess that this background alongside the inherent quality of his first album was more than enough for a well-stablished label like I, Voidhanger Records to sign a contract with him. The first effort, entitled 'Through Doors of Moonlight' was a good starting point, so it was interesting to see what this project could offer with the always crucial sophomore album.

At the Altar of the Horned God’s music is a quite personal approach to a combination of black metal and ritual music. This later influence is a remarkably defining one of how this project sounds, and the new effort 'Heart of Silence' is well-achieved example of this mixture. The rawness and atmosphere are very nicely combined and Heolstor’s vocal approach also adapts itself to the difference influences, intensities and how each composition works. The album contains eight songs, and the listener will be able to appreciate the different nuances and touches that enrich this project’s music. The album opener "Listen" differs from the typically opening for a black metal album, with these whispering vocals and ritualistic drums. The vocals remind me for sure some goth and dark metal bands, which I think it is a quite appropriate inspirational source. The song gains in intensity with the guitars and some more aggressive vocals, but always accompanied with certain atmospheric arrangements that enhance the mysterious atmosphere that every ritual-influenced band should have. The introduction of "Closing Circle" follows similar patters with this captivating atmosphere and the use of clean vocals, that differ from the classic black metal bands. This project is for sure none of them, and I personally consider that this sort of voices is very necessary to create the aforementioned occult ambience. In any case, aggressiveness has its room in tracks like "Heart of Silence" or "Anointed With Fire", among others, where the guitar riffing is more powerful and some faster sections are included. Typically, black metal screams are also used, but never left completely behind the cleaner vocals which are always introduced at the appropriate time and with a good taste. The ups and downs in the intensity are well distributed throughout the album, as you usually find a more aggressive song like the mentioned "Anointed With Fire", followed by a more atmospheric track like "God is in the Rain", which is a nice contract to make the album sound diverse and interesting.

In conclusion, 'Heart of Silence' is a very enjoyable and personal album. The combination of black metal with a strong occult essence is very well accomplished. The songs sound diverse, but coherent, and the contrast between the expected aggression and much more atmospheric parts is really good. It indeed requires some mind openness to enjoy the generous use of clean vocals, but I am quite confident that the way they sound will convince the reluctant listener. (Alain González Artola)

(I, Voidhanger Records - 2023)
Score: 80

martedì 27 settembre 2022

Abhor - Sex Sex Sex (Ceremonia Daemonis Anticristi)

#FOR FANS OF: Occult Black Metal
The Italian veterans Abhor, a band founded in 1995 in Padua, have returned with its eighth opus entitled 'Sex Sex Sex (Ceremonia Daemonis Anticristi)', once again released by the always reliable label Iron Bonehead Productions. I have always enjoyed those black metal bands, whose lyrics are strongly focused on occultism and witchcraft, among other similar concepts, as this conceptual influence makes the music sound quite distinctive. From my personal point of view, those themes are sonically better represented when the band creates compositions with a strong atmospheric touch. Abhor is a fine example of it as these sorts of bands successfully mix the expected ferociousness and rawness of the black metal genre with a sinister and mysterious ambience, making the songs actually sound as a proper witches' sabbath.

Abhor’s latest opus 'Sex Sex Sex (Ceremonia Daemonis Anticristi)' is a fine exemplification of this aforementioned idea. The first proper track "Ceremonia Daemonia Anticristi" is a great album opener, where we can listen to the main characteristics of this album, the band achieves a nice mixture of slightly raw guitars, vicious raspy vocals, and a great atmospheric arrangement in the form an organ. This instrument is for sure, the most adequate one to create this dark and hypnotic atmosphere. Pace wise, the album is not especially fast as the compositions are more focused on mid-tempo sections where the riffs, which have a nice old-school touch, and the keys shine a lot. In any case, we can hear some punctual speed bursts in songs like "Ode to the Snake", for example, although they don’t last too much. This song in particular, is a highlight in terms of pace change as it is quite varied and enjoyable. I especially like how marked are the different sections in terms of intensity, and how naturally a quite aggressive part is followed by a much more atmospheric one, always keeping the composition a natural flow. "Ritual Mentor" is another great song, when we speak about making a clear contrast between the different intensities that we can find in a composition. But never leaving behind the fact, that the song and the whole work have a strong occult atmosphere which permeates every track. "October 31st, 2010" is the longest composition and probably one of my favorites as it summarizes all the strong points of this album. A long and mysterious introduction creates the appropriate mood for another fine display of occult black metal, once again with an appropriate balance between the most aggressive parts and keyboard driven spooky sections, where the band is especially inspired.

All in all, 'Sex Sex Sex (Ceremonia Daemonis Anticristi)' is a very solid effort where rawness and atmosphere are perfectly balanced, so any fan of black metal can enjoy this album. The vicious vocals and the solid riffing are perfectly complemented by the organs and keys, which enhance the occult and dark atmosphere that band wants to represent with its music. (Alain González Artola)


lunedì 16 maggio 2022

Vaina - ✥ FUTUE TE IPSUM ✥ Angel With Many Faces

#PER CHI AMA: Black Sperimentale
Il buon Stu Gregg, mastermind della Aesthetic Death, prosegue con la ricerca di band "particolari" da inserire nel proprio roster. Dopo Goatpsalm e Horthodox recensiti dal sottoscritto, non del tutto felicemente qualche mese addietro, ecco un'altra stramba (giusto per non cadere in aggettivi più disdicevoli) creatura per l'etichetta inglese. Si tratta dei finlandesi Vaina, una band che fa del "non sense" musicale (giusto per citare anche il titolo di un loro vecchio brano) la propria filosofia musicale. Dopo 'Purity' del 2019, un EP ('Futue Te Ipsus' incluso in questo stesso disco) ecco la nuova proposta della one-man band guidata dallo stralunato Santhir the Archmage, uno che a quanto pare, si è svalvolato il cervello durante il suo primo e unico concerto live, decidendo fondamentalmente di non dare più alcun riferimento stilistico alla propria proposta. Pertanto '✥ FUTUE TE IPSUM ✥ Angel With Many Faces' segue queste regole, decidendo di partire con "Oppenheimer Moment", una song tra l'ambient e il drone, su cui possiamo tranquillamente sorvolare. Con "I1" le cose si fanno più strane ma al contempo interessanti: si tratta infatti di un pezzo black acido, originale, ritualistico, con una base melodica affidata ai synth davvero evocativa, sommersa poi da vocals urlate ed altre declamate. La pseudo normalità dura però solo tre minuti degli otto abbondanti complessivi della song, visto che poi l'artista finnico imbocca una strada tra l'esoterico, il dungeon synth, l'ambient e per finire una bella dose da cavallo di sperimentazione sonora (con suoni sghembi di scuola Blut Aus Nord) che sembra nascere da un'improvvisazione estemporanea. "HCN" ha le sembianze dell'intermezzo orrorifico, consegnata quasi esclusivamente a synth e tastiere. La tappa successiva è affidata a "Yksikuisuus", un pezzo che cresce musicalmente su basi tastieristiche oggettivamente suonate male, ma comunque dotate di un'aura cosi mistica che sembra addirittura coinvolgermi. Non vorrei cascarci come l'ultimo dei pivelli, ma l'egocentrico musicista finlandese suona quel diavolo che gli pare, passando da delicati momenti di depressive rock/dark/post punk contrappuntato da una rutilante (quanto imbarazzante) drum machine che, inserita in questo contesto, trova comunque il suo filo logico, soprattutto in un epico e maestoso finale symph black. Questo per dire alla fine che Santhir the Archmage è davvero penoso a suonare, eppure tutto quell'entropico marasma sonoro che prova a coniugare in queste tracce, trova stranamente il mio consenso. Se dovessi trovare un termine di paragone con una band, citerei i nostrani Hanormale, con la sola differenza che quest'ultimi hanno fior fiore di musicisti. Il delirio musicale prosegue attraverso l'EBM di "About:Blank" (ecco la classica buccia di banana su cui scivolare) e il black avanguardistico di "Raping Yer Liliith" (assai meglio). "πυραμίς" ha un incipit stile 'Blade Runner' che perdura per qualche minuto prima di lasciare il posto ad una proposta indefinibile tra derive ambient burzumiane, deliri alla Abruptum e rimandi agli esordi malati dei Velvet Cacoon, ecco non propriamente una passeggiata da affrontare visti anche i quasi undici minuti di durata del brano. Esoterismo rap per "--. .-. . . -.", un'altra song davvero particolare che forse era meglio omettere per non toccare la sensibilità degli adepti dei Vaina. "Todestrieb" è un altro intermezzo noise che ci introduce alla conclusiva "Minä + Se", gli ultimi undici deliranti minuti di questo estenuante lavoro (un'ora secca). La song saprà inglobarvi ancora nel mondo disturbato e visionario di Santhir con suoni tra elettronica, black, drone, ambient, liturgico, sperimentale, horror, dark e tanta tanta follia suonata alla cazzo di cane ma sancita da un bell'urlaccio finale volto a Satana. Non ho ben capito se Santhir ci faccia o ci sia, fatto sta che questo lavoro meriterà altri ascolti attenti da parte del sottoscritto. (Francesco Scarci)

domenica 27 marzo 2022

Theomachia - The Theosophist

#PER CHI AMA: Esoteric Black, Batushka
Dalla capitale ecco arrivare il debut album dei Theomachia, misterioso duo italico dedito ad un black esoterico alquanto intrigante. Apre infatti le porte di questo 'The Theosophist' una voce salmodiante sorretta da una vertiginosa forma di black metal che mi prende sin dal principio. Complice le buone melodie, una certa aggressività di fondo che non trascende mai oltre al dovuto, un dualismo vocale tra screaming e ritalistico, una durata contenuta che non fa stancare e "Gnothi Seauton" mi conquista subito. La successiva "The Suicide of the Demiurge", sebbene un breve attacco parossistico nel suo incipit, prosegue dopo pochi istanti, su di una ritmica controllata che divampa come fuoco sulla benzina solamente nel finale. Il breve EP si chiude con la litanica title track che vede il cerimonialistico vocalist posizionarsi su di un riffing inizialmente cauto pronto a scatenarsi in pochi secondi su di un rifferama dal sapore post-black. Un inprovviso break centrale porta i nostri a modificare l'impronta vocale che comunque continuerà ad alternarsi da qui al finale nelle sue due forme, mentre musicalmente la band avrà modo di palesare influenze che andranno ben oltre al black, abbracciando infatti darkwave e sonorità orrorifiche. Promettenti questi Theomachia, da saggiare ora sulla lunga distanza. (Francesco Scarci)

(Xenoglossy Productions/Onism Productions - 2022)
Voto: 70

venerdì 28 gennaio 2022

Corpus Diavolis - Apocatastase

#PER CHI AMA: Esoteric Black, Batushka
Quarto album per i francesi Corpus Diavolis intitolato 'Apocatastase', termine che letteralmente significa "ritorno allo stato originario". Non conosco la ragione alla base di questa scelta, ma devo ammettere che è il giusto titolo per un disco come questo, un lavoro torbido, oscuro e devastante che sottolinea la prova di coraggio dell'ensemble marsigliese nell'allontanarsi dalle sonorità scandinave degli esordi e abbracciare i deliri musicali di Deathspell Omega e Batushka. Il disco consta di sei pezzi evocativi e dissonanti, che si muovono appunto lungo i binari di un black metal mefistofelico, a tratti ritualistico proprio alla stregua dei colleghi polacchi. Vi basti ascoltare ad esempio la porzione finale della title track che ci conduce con la mente ad uno di quei rituali esoterici a cui forse non si sottrae nella realtà il buon Daemonicreator. Costui, frontman della band, altri non è che il fondatore della Alliance Mystique de Satan Glorifié, un associazione di matrice satanica, che sembra rievocare i tempi dell'Inner Circle che venne ritenuto responsabili di numerosi crimini ai danni di luoghi cristiani nella Norvegia dei primi anni novanta, fondando i propri ideali su una confusa commistione di idee riferite a satanismo, isolazionismo e paganesimo norreno, con cui meglio non mettersi a sindacare. Detto che non siamo qui a sindacare sulle ideologie delle band bensì a commentare la musica proposta dai nostri, posso continuare a dire che i Corpus Diavoli saranno abili nel condurvi nel loro personalissimo maelstrom ritmico fatto di sonorità perverse ed esoteriche al tempo stesso ("Colludium"), miscelando sulfurei mid-tempo con acide accelerazioni black ("The Dissolution and Eternal Extasy in the Embrace of Satan") rilette in una chiave avanguardistica che scomoda Ved Buens Ende, i già citati Deathspell Omega e i Blut Aus Nord. Spettrali e affascinanti, senza ombra di dubbio. Il rullo di blasfemia diventa ancor più compressore in "The Pillar of the Snake", forse il pezzo più feroce del lotto che comunque non rinuncia alla sua componente atmosferica (qui quasi orchestrale a dire il vero, grazie all'utilizzo esponenziale dei synth). "Triumphant Black Flame" è una crivellante sfuriata black con un sinistro assolo conclusivo e misantropiche linee di chitarra che ci condurranno fino alla conclusiva "At the Altar of Infinite Night", brano che racchiude tutta la somma malignità che pervade lo spirito (e lo screaming belluino) di Daemonicreator, in un disco efferato, suggestivo e dotato di tutte le carte in tavola per diventare un must per il popolo black metal. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2021)
Voto: 78

https://ladlo.bandcamp.com/album/apocatastase

martedì 25 maggio 2021

Half Visible Presence - Three​-​Faced Scapular of Death

#PER CHI AMA: Black Avantgarde
Ecco un disco che mi ha conquistato quasi immediatamente, 'Three​-​Faced Scapular of Death' della one-man band olandese Half Visible Presence. La mente dietro a questo progetto è quella di Arvath, uno che sta dietro anche ai Blutvial, i Delinquentes Infernae e agli Israthoum, una band che abbiamo recensito su queste stesse pagine parecchi anni fa. In questa nuova creatura, il factotum dei Paesi Bassi si dedica ad un black atmosferico, attraverso tre tracce. Le danze si aprono con l'opener "Loss", che privilegia un approccio melodico e sulfureo nel suo lento inesorabile avanzare. Ma l'abilità di Arvath si palesa anche nella scelta stilistica che vede abbinare al black, derive avanguardistiche e parti sghembe che ne giustificano a mio avviso l'approdo alla Duplicate Records. Il pezzo forte è però la seconda song, "Liberation": un cospicuo intro acustico ci consente di entrare in un mondo infausto, ove a regnare è il caos. Ancora ritmiche oblique, growling vocals, parti più atmosferiche a caratterizzare la proposta del nostro ospite di quest'oggi, prima di una splendida ed imprevedibile svolta stilistica, che dal caos primordiale ci introdurrà al paradiso. Si perchè quando Arvath decide di giocarsi la carta emozionale, lo fa davvero con grande classe: cambio di tempo spettacolare (scuola Agalloch), violino strappalacrime in un crescendo fantasmagorico, per cui ho i brividi sulla schiena ancora adesso a distanza di ore e dopo aver ascoltato la traccia almeno una decina di volte. Da urlo, se potessi darei il massimo dei voti solo a questo brano. Visto che manca ancora la conclusiva "Retaliation" e la media la devo fare sui tre pezzi, ahimè dovrò abbassare il mio voto complessivo, anche se è comunque da apprezzare il black mid-tempo di quest'ultima, in un avanzare avant-ritualistico di elevata qualità, che mi spinge a volerne di più. Rimaniamo sintonizzati con gli Half Visible Presence, in attesa del full length di debutto, che si preannuncia davvero come un'uscita assai prelibata. (Francesco Scarci)

venerdì 16 aprile 2021

Temple Desecration – Communion Perished

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black/Death
Una funzione liturgica assai particolare apre 'Communion Perished', EP dei polacchi Temple of Desecration. Sembra infatti una donna posseduta quella che urla dopo il cerimoniale religioso che funge da brevissimo intro a questo disco. Mini album che rivela la natura impossessata della band che sfodera in “Ghoul Prayer” tutta la propria furia distruttrice con un sound death old school. Ancora una volta vengono chiamati in causa i Celtic Frost anche se qui le velocità che si raggiungono sono assai più ragguardevoli, fatto salvo per l'apocalittico break centrale, in cui è possibile udire le voci della possessione demoniaca, quella che verosimilmente coglie anche l'indemoniato vocalist dei nostri. Il sound dei Temple Desecration è comunque pieno di odio: le chitarre macinano riffs granitici, mentre piovono dal cielo frustate incontrollate che lasciano indelebili segni sulle nostre schiene. A dir poco malmenati, ci avviamo al side B del dischetto ("Apotheosis"), laddove suonano campane a festa (forse la liberazione dall'ignobile spiritello) mentre i nostri si preparano ad un nuovo tremendo attacco frontale che non tarda ad arrivare e la malvagità trabocca da ogni solco di questo malefico 12". Tutto finisce cosi come era iniziato, dalle maligne parole di una donna posseduta. Solo 14 minuti di musica, in grado di maciullare i miei timpani e null'altro. (Francesco Scarci)

domenica 29 novembre 2020

Tableau Mort - Veil of Stigma. Book I Mark of Delusion

#PER CHI AMA: Esoteric Black, Batushka
Di base a Londra, ma in realtà formati da elementi provenienti anche da Polonia, Italia e Romania, i Tableau Mort propongono un ferale black liturgico che per forza di cose richiama immediatamente un nome della scena estrema, i Batushka, che prenderemo in considerazione come vera band di riferimento per la compagine di quest'oggi. Si, perchè quando "Impending Corruption" divampa nel mio stereo con la furia micidiale del suo black, stemperata da quei cori da chiesa, il paragone con l'ensemble polacco è quasi d'obbligo. 'Veil of Stigma. Book I Mark of Delusion', album di debutto dei nostri, è un buon disco che aiuterà i fan dell'ormai doppio progetto Batushka, a trovare una soluzione alternativa ai bisticci dei due musicisti polacchi. Tanto meglio allora lasciarsi assorbire dalle atmosfere del quintetto londinese (con il vocalist James Andrews unico britannico della band) che si alternano a lancinanti ritmiche sferragliate a tutta velocità, come testimoniato dalla seconda, a tratti più pacata, "Fall of Man". La proposta si mantiene nei paraggi di un liturgical black metal soprattutto con la terza "Carpenter of Sorrow", ove i canti ecclesiastici si abbinano ad una ritmica a tratti spietata. Non siamo ai livelli degli esordi della band polacca citata all'inizio, però posso dire con assoluta franchezza che i Tableau Mort non sono affatto malaccio, forse ancora troppo ortodossi nella loro proposta forzatamente black, ma comunque in grado di regalare dei passaggi interessanti con la più atmosferica "Broken on the Wheel" o la mia favorita "Tapestry Sewn" (al pari della conclusiva "Beyond His Gaze", ove emerge anche qualche riferimento musicale ai Cradle of Filth). In queste tracce, la componente cerimoniale assume connotati ben più ampi rispetto al minimalismo mostrato nelle precedenti. Siamo ancora però lontani per parlare di miracolo musicale, ma si sa, che la strada per il Paradiso (ops per l'Inferno) è lastricata di buone intenzioni. (Francesco Scarci)

venerdì 27 settembre 2019

Ancient Moon - Beneditus Diabolica, Gloria Patri


#FOR FANS OF: Esoteric Black Metal
Ancient Moon is one of those projects which like to hide under a veil of mystery, presumably to create an aura of obscurity, which always help to reinforce its musical proposal. In fact, I don’t know a lot about this international project composed by three musicians whose names remain unknown to the general public. Ancient Moon was created in an unknown place and date, and the first thing we know is that they released a quite competent debut entitled 'Vvltvure', back in 2015 with the Russian underground label Satanath Records. That debut showed the love of the band for long songs as this debut was composed by a single mammoth song which almost lasted 30 minutes. Now, four years later and after a split album released in 2018, Ancient Moon returns with its sophomore work entitled 'Beneditus Diabolica, Gloria Patri'.

'Beneditus Diabolica, Gloria Patri' is another dark ritual consisting of two long tracks, clocking each one, around 17 and 20 minutes, respectively. Ancient Moon plays a very dark form of atmospheric black metal with adistinctive murky and obscure production, which fits perfectly well what this dark incantation wants to be. The album needs to be listened in its entirety as the band creates long pieces as a part of a unique tenebrous ritual, where each instrument and arrangements has a sole purpose, to build a dense atmosphere which wants to captivate the listener in an immersive music experience. The aura of mystery evolves both compositions which have long atmospheric sections created with keys, organs and other instruments, showing the skills of this musicians when they have to compose music with a strong sense of atmosphere. Pace wise both tracks have a general mid-tempo style, though thankfully the pace is not monotonous through the whole compositions, as both songs contain some faster sections adequately mixed the aforementioned ambient sections, slower and the most common mid tempo sections. The guitars have a murky tone, though the production can be considered good and well balanced, they even have a certain dissonant tone which fits the ritualistic chaos of these compositions. Their role in this album is quite relevant and they are certainly a strong point, as they sound well composed and with distinguishable melodies and a welcoming variety. This notorious role is shared with the already mentioned keys, which have a sole leadership in certain moments, as in others they are the perfect companion of the guitars. Sometimes, they appear in the front, like in the ambient sections or when the organs appear like for example in "Benedictus Diabolica, Gloria Patri Pt 1" and in other sections you can find them more in the background. Anyway, they are never overrepresented as they appear in an adequate quantity. Alongside the guitars and the keys, the vocals have also a strong performance, and as it happened with the instruments they adequate their tone and style to the different sections achieving an excellent result. The vocals can sound at times with a clear black metal style with those shrieks, while they can also have a death metal touch as they adequate their style to a lower and cavernous tone. In certain moments they also remind me Attila Csihar’s very personal and unique vocals. One of the best moments is when they introduce choir esque vocals, which fit perfectly well this kind of ritualistic black metal and are, in my opinion, one of the best moments of this album.

In conclusion, 'Benedictus Diabolica, Gloria Patri' is undoubtedly a quite strong second album and the best compliment I can say about it is that it achieves to create the ceremonious, murky and perturbing atmosphere that the band wanted to beget. (Alain González Artola)


mercoledì 7 agosto 2019

The Rite - The Brocken Fires

#PER CHI AMA/FOR FANS OF: Black/Doom, Celtic Frost, Cathedral
I The Rite altro non sono che un nuovo side project internazionale che vede la partecipazione di P. Guts dei nostrani Krossburst, in compagnia di A.th dei Black Oath, altra band italica, ed infine Ustumallagam dei blacksters danesi Denial of God. Il risultato di simile incontro non può portare inevitabilmente a nulla di buono, non tanto in termini qualitativi, ma in fatto di sonorità. Preparatevi pertanto ad affrontare un concentrato offensivo di black doomeggiante, che non vede grossi stravolgimenti al genere, se non una certa vena rituale in alcuni esoterici fraseggi dell'EP, che sembrano per certi versi richiamare Mercyful Fate o Death SS, anche se qui le voci si palesano arcigne e malvagie. Se le prime due tracce sono un intro a cui segue una sferzante tempesta black, è con la title track che si vedono le cose migliori della band, proprio per quel suo incedere lento e magico, fatto però di una magia nera pulsante oscuri malefici e quant'altro, che chiama addirittura in causa un che dei Cathedral più tenebrosi, uniti a Celtic Frost e Samael, per un risultato complessivo che riserva qualche buono spunto. Soprattutto quando i nostri affidano alla cover "Acid Orgy" (originaria dei Goatlord) la chiusura del disco per un melmoso finale che già mi aveva pienamente convinto anche con la quarta "Heed the Devil's Call". Come si dice, chi ben inizia è a metà dell'opera. (Francesco Scarci)

Voto: 66

The Rite is a rather new international band founded in 2017 by musicians located both in Italy and in Denmark. It’s increasingly becoming more common to see bands with members whose locations are quite far, thanks to internet and the new recording equipments, which make possible to compose and record music even if the members don´t spend a single second together. I don´t know if this is the case, but it´s clear that the current technologies made easier for P.Guts, who plays the drums, A.th who plays the guitars, bass and keys, and Ustumallagam, who is the vocalist, to create The Rite. It didn´t take too much time until they could release their first effort entitled 'The Brocken Fires', with the ex-member Gabriel on guitars, as all the members were already experienced musicians with several previous projects. Almost all of them were closely related to extreme metal subgenres as black metal or doom metal. Unsurprisingly, The Rite is a band which mixes black and doom metal and whose main influences are classic bands like Celtic Frost, Samael or Goatlord, among the others. As previously mentioned, The Rite released 'The Brocken Fires' only one year after the band´s inception and though initially it was only released as a cassette, this debut EP has caught Iron Bonehead Productions attention which has decided to re-release it on CD and vinyl. Thanks to this 'The Brocken Fires' is gaining a bigger attention through the underground scene. This initial effort consists in a short intro called "Prayer to Satan", three new tracks and a Goatlord cover entitled "Acid Orgy". All the tracks deliver a solid mix of black metal with heavy doom metal influences, especially in the somber tone of the compositions and the generally slower pace in comparison to an archetypal black metal song. This gives a greater room to the band to create truly heavyweight riffs that are the indisputable strongest point of this EP. The first track entitled "A Pact With Hell" is a fine example of this description, delivering powerful riffs which remind me in a few moments Celtic Frost and accompanied by solidly executed vocals by Ustumallagam. His vicious and strong voice is the perfect companion to the black/doom esque riffs, which at times can sound slightly more melodic, this is in my opinion, a nice point which enriches the composition and adds variety to this song. Another strong point is that the band tries to escape from creating songs with a monotonous pace and at times introduces fast sections, which are an interesting add. The aforementioned song and the last song created by the band, "Heed The Devil´s Call" have a quite similar structure and though both are solid efforts, is the second song, the homonymous "The Brocken Fires", which is in my humble opinion the highlight of this EP. Structurally, it’s the most varied one with slow, mid and also fast sections, the riffs are excellently composed and delivered with powerful notes, but not exempt from inspired melodies. Apart from that the band introduces some organs, which enhance the bleak atmosphere of the track giving the extra point that makes the song even better. In conclusion, 'The Brocken Fires' is a pretty solid debut by The Rite. Though it doesn´t hit the ground with something especially original, the ideas behind these compositions are pretty well executed and make this EP a work which deserves to a listen. (Alain González Artola)

(Iron Bonehead Records - 2019)

mercoledì 12 dicembre 2018

Opera IX - The Gospel

#PER CHI AMA: Esoteric Black Metal
Quando penso al black metal in Italia, mi vengono in mente tre band: Mortuary Drape, Necromass e Opera IX. Oggi siamo a celebrare l'agognato come back discografico di questi ultimi, che per rilasciare un nuovo album, ci impiegano da sempre, un bel po' di tempo. Avevamo aspettato otto anni dal poco ispirato 'Anphisbena' a 'Strix - Maledictae in Aeternum'; questo giro, ci accontentiamo di soli sei anni per dare il benvenuto a 'The Gospel'. Per chi si fosse distratto nel frattempo, sappiate che dietro al microfono di questo disco non c'è più Abigail Dianaria, che bene aveva fatto nel corso della sua militanza nell'ensemble piemontese. È approdata infatti negli Opera IX, Dipsas Dianaria, all'anagrafe Serena Mastracco, cantante romana (peraltro di molteplici formazioni black), di indubbio talento. E allora diamo un ascolto a come si è evoluto il sound dei nostri in questo lungo lasso di tempo. Le danze si aprono con la title track che mi riporta in un qualche modo agli esordi della band, complici quelle atmosfere orrorifiche che popolavano i miei incubi notturni ai tempi di 'The Call of the Wood' o 'Sacro Culto'. L'impatto non è affatto male, soprattutto perchè quella primigenia aura sinistra della band, pervade l'intero brano, mentre la voce maligna di Dipsas Dianaria, accompagna quelle esoteriche orchestrazioni che caratterizzeranno tutto il lavoro. Il clima si fa più tetro nella successiva "Chapter II", con un sound che ammicca alle vecchie composizioni dei nostri ai tempi di 'The Black Opera', e un riffing qui più nervoso e meno melodico rispetto al passato, che in taluni passaggi sfiora addirittura il post black nel suo infernale avanzare, e che arriva a toccare anche le partiture gotiche tanto care ai Cradle of Filth. Non mi dispiace affato, anche se per forza di cose, suona come già sentito. Peccato poi che la feroce cantante non riesca ad offrire, almeno fino a questo momento, variazioni alla sua voce, come era invece solita fare l'ineccepibile Cadaveria. Certo non si vive solo di passato, però francamente il pulito della storica cantante, aiutava non poco a caratterizzare il sound di Ossian e compagni. Ora ci troviamo di fronte ad un sound arrembante, estremo, con meno sbavature rispetto al passato e che dà maggior risalto alla porzione sinfonico-vampiresca con "Chapter III", dove finalmente emerge la peculiarità della vocalist, con una preziosa prova in pulito che rende qui la proposta degli Opera IX decisamente più ammaliante e magica, e dando contestualmente più ampio spazio ad ambientazioni mistiche ed arcane. La sacerdotessa alterna uno screaming ferale ad un cantato quasi cerimoniale, mentre le ritmiche si confermano tesissime, quasi un black primordiale, la cui irruenza viene stemperata dalle sempre invasive keyboards. "Moon Goddess" è la riprova che certifica l'adeguatezza vocale della neo arrivata all'interno della band: la musica si muove su linee di black sinfonico che mantengono comunque inalterate le linee serrate di chitarra, che molto spesso sembrano virare verso lidi death metal. Un assolo a metà brano aumenta il mio interesse per la release che ora suona anche più varia. Più lenta e poco originale "House of the Wind", una traccia anonima di cui avrei fatto volentieri a meno. Ben più interessante invece "The Invocation" e le sue tastierone in apertura, sparate a mille all'ora nel roboante impianto ritmico dei nostri, che vanno lentamente ritraendosi per lasciar posto ad un approccio ritmico dal sapore quasi militaresco. "Queen of the Serpents" è un inno dedicatao alla dea Diana che nel suo fosco e disarmonico incedere black doom, si lascia ricordare più che altro per il il chorus in italiano, e per l'utilizzo di strumenti ad arco, a cui avrei dato francamente più spazio, un esperimento alla fine mezzo riuscito. Arriviamo agli ultimi due episodi del disco, "Cimaruta" e "Sacrilego". La prima apre con i bisbigli della vocalist che torna ad incantarmi col suo cantato pulito, e ad una ritmica che si muove sui binari di un black death melodico ed orchestrale. La seconda è l'ultima tirata black di questo 'The Gospel', un rito negromantico, un incantesimo, un inno funerario (che chiama in causa anche il buon Chopìn) che sancisce il ritorno di una grande band sulle scene, da cui però è sempre lecito aspettarsi molto di più. (Francesco Scarci)

(Dusktone Records - 2018)
Voto: 75

https://dusktone.bandcamp.com/album/the-gospel

domenica 28 ottobre 2018

Dakhma - Hamkar Atonement

#PER CHI AMA: Esoteric Black/Death/Doom, Aevangelist
Non è la prima volta che dalla Svizzera ci arrivano band dedite ad un metal estremo dai forti connotati esoterici. Era già successo lo scorso anno con i Lvx Hæresis e gli Arkhaeon, accade oggi con i Dakhma, duo proveniente da Zurigo, affiliato all'Helvetic Underground Committee, e dedito, ancor più dei precedenti, ad un ritualistico sound, che sin dall'incipit "The Glorious Fall of Ohrmazd (Hail Death, Triumphant)", sembra voler celebrare un qualche rito legato alla tradizione zoroastra. Il moniker dei nostri si rifà infatti alla lingua avestica, oggi conosciuta come il linguaggio liturgico dello Zoroastrismo, in particolare come lingua dell'Avestā, il libro sacro di tale religione. Qui Dakhma sta ad indicare le Torri del Silenzio, ossia impalcature in legno e argilla esposte all'aria che servivano per l'eliminazione dei cadaveri, esposti ai fenomeni atmosferici e divorati dagli uccelli rapaci. Gli undici minuti e passa dell'opener sono nella prima metà occupati da vocals che, comeanticipavo, sembrano provenire da un qualche rito occulto, mentre nella seconda, ecco scatenarsi l'inferno con un extreme death claustrofobico che strizza l'occhiolino ad Aevangelist, Portal ed Disembowelment, in uno spigoloso e mortifero sound tritaossa che si palesa in spaventose accelerazioni, vocals d'oltretomba e atmosfere mefitiche. A dir poco mostruosi. Eccolo il biglietto da visita di questo 'Hamkar Atonement' che bissa con i quasi dodici minuti di "Akhoman (Spill the Blood)", song bestiale che si affida a delle accelerazioni arrembanti, smorzate da improvvise frenate che spezzano un ritmo incessante ed indemoniato, da cui sono impossessati i due loschi figuri, H.A.T.T. e Kerberos, che si celano dietro a questa tremebonda band. La song è oscura, ne percepisco la malvagità, forse collegata al tema portante del disco. Con "Varun (Of Unnatural Lust)", la musica dei nostri assume connotati etnico-tribali, con la song inizialmente affidata ad un'intensa base percussiva, prima di un veemente assalto death, in cui oltre a decantare l'ottima performance a livello vocale di Kerberos, vorrei sottolineare la prodigiosa tecnica di H.A.T.T. alla batteria, cosi come pure quelle scariche di imbizzarite chitarre scarificanti. Sono senza fiato e non abbiamo nemmeno raggiunto la metà, visto che il disco dura circa 70 minuti e noi siamo a quasi mezz'ora. Eppure, nonostante la monoliticità di un sound ammorbante, grosso e deflagrante, i brani scivolano via piuttosto velocemente. Penso ai devastanti 11 minuti di "Nanghait (Born of Fire)", un perfetto mix di violenza, tecnica e lucida follia, un delirio musicale che vede nelle profonde decelerazioni, i punti di massima espressione dei due musicisti elvetici, quando il loro death/black ferino s'incastra alla perfezione con un doom funerario ed evocative vocals che sembrano calarci in un qualche tempio del fuoco persiano. Suggestivo non poco, ancor di più in "Spendarmad (Holy Devotion)", una vera e propria celebrazione rituale, che prepara al penultimo atto dell'album, "Gannag Menog (Foul Death, Triumphant)" e altri 10 minuti abbondanti di sonorità abominevoli che nelle transizioni chitarristiche, richiamano sempre più evidentemente, i primi Morbid Angel, mentre nel più celebrativo atto conclusivo, colpisce l'attitudine corale dei nostri. A chiudere in modo degno 'Hamkar Atonement', ecco arrivare un'altra maratona musicale, i sedici minuti di "...of Great Prophets", che oscurano definitivamente la luce del sole e ci introducono alla tenebre della notte, con un'altra song paurosa che celebra le enormi doti di questi Dakhma. (Francesco Scarci)

(Iron Bonehead Productions - 2018)
Voto: 75

https://dakhmacavern.bandcamp.com/